Le spezie

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Anche se l’uso delle spezie nelle cucine di tutto il mondo è legato soprattutto a una questione di gusto, è incontestabile che abbiano sempre avuto anche un valore medicinale. Per lunghi secoli, prima dello sviluppo della moderna farmacologia basata sulla chimica, hanno aiutato erboristi e medici ad alleviare i sintomi di numerose malattie. Oggi, grazie alla ricerca, è possibile scoprire quali degli usi tradizionali hanno una base scientifica e, soprattutto, qual è il principio attivo responsabile.

Molte spezie e piante aromatizzanti usate nella cucina moderna hanno proprietà antinfiammatorie, anticancro e antimicrobiche.
La curcuma (che contiene la curcumina) e lo zenzero (che contiene il gingerolo) sono stati ampiamente studiati sia in laboratorio sia nell’uomo. Ambedue hanno proprietà antinfiammatorie poiché bloccano la ciclossigenasi 2, un enzima responsabile dell’infiammazione. L’uso costante di curcuma e zenzero è riuscito, in alcuni studi, a ridurre i sintomi di pazienti affetti da malattie infiammatorie articolari come l’artrite reumatoide.  Certamente non è una cura, ma è comunque un aiuto importante e, dato il ruolo fondamentale giocato dall’infiammazione nelle genesi di alcuni tumori, il loro uso è giustificato anche in un perfetto menu anticancro. Oltre a ciò, ambedue questi composti sembrano facilitare l’apoptosi e la distruzione delle cellule mutate. Tali effetti sono stati dimostrati su colture cellulari in laboratorio.
Anche alcune piante aromatizzanti, tipiche della cucina mediterranea, come la menta, il timo, la maggiorana, l’origano, il basilico, il rosmarino hanno proprietà anticancro poiché contengono i terpeni, molecole capaci di bloccare la funzione di alcuni oncogeni (geni che inducono la trasformazione cancerosa delle cellule).  Oltre ai terpeni, queste piante contengono l’acido ursolico, anch’esso capace di bloccare la ciclossigenasi 2. Il timo e la menta contengono anche la luteolina, un polifenolo che pare in grado di rallentare il processo di angiogenesi (la creazione di nuovi vasi sanguigni indotta dal tumore per favorire la propria crescita).  È bene ricordare che la quantità di sostanza attiva utilizzata in laboratorio per condurre gli esperimenti è molto più elevata della quantità che un singolo individuo può assumere giornalmente. Proprio per questo la dieta è particolarmente importante: dove non può la quantità, può probabilmente il tempo. Chi mangia bene fin da giovane o comunque per un lungo periodo della propria vita ottiene benefici che non si potrebbero ottenere con una pillola, per quanto concentrata. Infine meritano una menzione le piante aromatiche della famiglia delle apiacee (prezzemolo, coriandolo, cerfoglio, finocchio, cumino) così come le carote e il sedano. Tipiche della cucina mediterranea, contengono l’apigenina, un polifenolo dalle potenti proprietà anticancro. In vitro questa molecola blocca la crescita di moltissimi tipi di tumore, da quello al polmone a quello del colon, del seno e della prostata. Anch’essa agirebbe bloccando l’infiammazione e l’angiogenesi.  Un ultimo particolare non indifferente: imparare ad aggiungere aromi alla cucina è il miglior modo di ridurre il consumo di sale senza perdere in sapidità, il che fa bene anche alla salute cardiovascolare.

Fonte: airc.it