LA NASCITA DELLO STUDIO CINA

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Il cosiddetto Studio Cina e il più importante studio epidemiologico mai realizzato. E uno studio durato ventisette anni, realizzato in collaborazione con le università di Cornell e di Oxford e la Chinese Academy of Preventive Medicine e finanziato dai National Institutes of Health, dall’American Cancer Society e dall’American Institute for Cancer Research, tre istituzioni sanitarie di importanza fondamentale sia negli USA che nel mondo. Sono stati poi messi a confronto dati epidemiologici di pazienti americani (e di altri paesi sviluppati) e cinesi delle province interne della Cina rurale. Il tutto e partito da un’indagine sanitaria, di un’ampiezza inimmaginabile (impostata su 880 milioni di persone e con il coinvolgimento di 650.000 operatori), compiuta in Cina nella prima meta degli anni Settanta del Novecento, in seguito alla malattia e morte per cancro del capo del governo cinese Zhou Enlai. L’intento era quello di raccogliere il maggior numero di informazioni sulla malattia e scoprire eventualmente nessi e cause ancora non ben compresi. Alla fine della raccolta di questi dati fu elaborato un Atlante grafico del cancro che dimostrava che i differenti tassi di mortalità per i dodici più diffusi tipi di tumore erano localizzati in modo diverso nelle 2400 e oltre contee cinesi prese in considerazione. Alcuni tipi di tumore erano molto più diffusi in certe aree che in altre. Tali variazioni si presentavano all’interno di una popolazione per l’87% di etnia Han e quindi geneticamente abbastanza omogenea. Il professor Campbell e lo scienziato cinese Junshi Chen studiando l’Atlante in questione ebbero l’intuizione che avviare uno studio sulla dieta e lo stile di vita dei contadini di alcune contee selezionate avrebbe risposto a molte domande sulla genesi delle malattie. I due ricercatori quindi avviarono lo studio con fondi pubblici e seguirono per anni 6500 adulti in 65 contee, sottoponendoli ad analisi periodiche, e tenendo registri sulla loro alimentazione, abitudini ecc. Alla fine raccolsero più di 8000 dati associati statisticamente significativi che consentivano di confrontare dieta e stili di vita rispetto alle malattie. L’impressionante mole di dati che emerge da questo studio (lo Studio Cina appunto) ha dimostrato che una dieta basata su alimenti vegetali procura e mantiene la salute in maniera decisamente superiore rispetto a una dieta basata su cibi di origine animale. A questo punto il professor Campbell ha cercato e affiancato a questo studio altre ricerche compiute negli ultimi anni da colleghi medici e nutrizionisti che dimostravano l’esattezza delle sue conclusioni. Questi studi riportati nello stesso volume (e ormai molto noti anch’essi come ad esempio quelli del dottor Dean Ornish e del dottor Caldwell Esselstyn sul cuore) indagano tutti il ruolo dell’alimentazione nella genesi delle patologie degenerative (cancro, patologie ossee, diabete, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, obesita ecc.) e in particolare quello delle proteine animali. Se pensiamo che il ruolo delle proteine animali e stato messo in discussione proprio da un importante ex-esponente della dieta tipica americana a base di uova, latte e carne, il professor Campbell appunto (l’altro autore e suo figlio che l’ha aiutato nella stesura), comprendiamo meglio l’onesta intellettuale di questo scienziato e la portata della sua scoperta. Campbell e uno scienziato puro (non un medico) che insegna Biochimica nutrizionale alla Cornell University, una delle università statunitensi di maggior rinomanza culturale. I suoi studi nel settore alimentazione sono cominciati cinquant’anni fa. Suo padre aveva una fattoria e allevava bestiame, e il suo bagaglio culturale era in un certo senso quello tipico del cowboy americano. Campbell fu infatti per anni un nutrizionista che asseriva l’importanza della dieta americana standard. Dopo il dottorato presso la Cornell University fu per vent’anni in varie Commissioni di ricerca della National Academy of Science per collaborare alla stesura e allo sviluppo di politiche internazionali e nazionali sulla nutrizione e la salute. Tuttavia, man mano che proseguiva nelle sue ricerche, il suo punto di vista cambio sulla base dei concreti ed evidenti risultati delle stesse. Onestamente, Campbell recepì il fatto che la cultura popolare americana in fatto di dietetica prevalsa sino ad allora non aveva solide fondamenta scientifiche. I risultati degli studi di alimentazione dimostravano difatti come non fosse vero che le proteine animali fossero cosi salutari per l’essere umano. Anzi. Meno se ne assimilava e meglio si stava in salute. Egli poté fare questi studi solo grazie a fondi interamente pubblici che gli permisero liberta di manovra e indipendenza rispetto agli interessi di grandi gruppi di industrie alimentari come quella della carne e quella dei latticini.

UN LUNGO ELENCO DI SCOPERTE FAVOLOSE

Le conclusioni del suo percorso (e di quello di altri medici e ricercatori indipendenti riportati nel testo) portano oggi a consigliare Campbell un consumo minimo di proteine animali o addirittura la loro completa eliminazione. Le correlazioni dieta-malattia fornite da Campbell nel libro, e qui riassunte nella conferenza, ci lasciano intravedere alle spalle un metodo di ricerca rigoroso con grafici e convenzioni di statistica medica assolutamente scrupolosi. Tale eccezionalità nella serietà della scelta dei parametri dello studio si aggiunge alla vastità dello stesso e alla lunghissima durata. Insomma, il famoso “ago nel pagliaio” di cui si diceva in apertura, che dovrebbe finalmente spingere molti medici e dietologi a discuterne e a prenderne atto. In sostanza, abbiamo finalmente la verifica epidemiologica di alcune delle tesi fondamentali che alcune scuole di alimentazione naturale e di igienismo hanno sempre sostenuto:

• per quanto problematiche possano essere le sostanze chimiche presenti nell’ambiente non sono la causa principale del cancro;

• la genetica non e il fattore predominante nella genesi delle malattie;

• le speranze della genetica per il futuro ignorano tutto quello di molto più semplice che si può fare già oggi;

• il controllo ossessivo di grassi, carboidrati, colesterolo e omega-3 non da come risultato una buona salute;

• vitamine e integratori sono d’aiuto ma non possono risolvere tutto da soli;

• farmaci e chirurgia non curano le malattie di cui siamo affetti;

• i medici non sanno esattamente cosa consigliare per rimanere in buona salute;

• un cambio di dieta può indurre guarigione nel diabete;

• solo con la dieta e lo stile di vita si può guarire dalle malattie cardiache;

• il cancro al seno e correlato a una situazione ormonale alterata che e determinata dal cibo che mangiamo;

• il consumo di latticini aumenta il rischio di cancro alla prostata;

• gli antiossidanti contenuti in frutta e vegetali sono correlati a una migliore performance mentale nella terza età;

• i calcoli ai reni possono essere prevenuti con una dieta salutare;

• il diabete di tipo I, quello che insorge nei bambini ed e una delle più devastanti malattie che ci siano, e correlato allo stile di vita e alimentazione dei bambini stessi e non ad altro;

• vari tipi di cancro sono correlati al consumo eccessivo di proteine animali;

• altre malattie come ictus, morbo di Alzheimer, osteoporosi, obesità e cecità sono anch’esse legate al consumo di proteine animali per cui possono essere in parte (o in tutto) prevenute.

Si tratta dei risultati di una ricerca, non di una teoria, con cinquanta pagine di bibliografia scientifica (750 rimandi bibliografici e quasi tutti fonti primarie) mirata alla dimostrazione pratica di ogni affermazione fatta.

LE INFORMAZIONI IGNORATE

Oggi Campbell asserisce che la sana nutrizione e la vera scienza biomedica del futuro e che solo curando la dieta sarà possibile intervenire in aiuto e in maniera drastica contro la capillare e allarmante diffusione delle patologie degenerative delle società sviluppate. Per fare questo ci sarà bisogno della collaborazione dei mezzi di comunicazione di massa, delle società scientifiche e di tutti gli operatori del settore. Non e giustificabile, infatti, che molte informazioni di importanza capitale in ambito medico continuino a non circolare. Un esempio e costituito dalle terapie dietetiche oggi disponibili per il diabete di tipo II. Come molti medici hanno dimostrato in anni di esperienze cliniche con numerosi pazienti il diabete di tipo II e curabile con il ricorso alla dieta, a determinate regole di vita e con l’uso di alcuni rimedi fitoterapici e vitaminici. Il dottor Gabriel Cousens e il dottor Neal Barnard sono due esempi di medici che hanno messo a punto un protocollo che permette di guarire ai malati di diabete di tipo II e di ridurre drasticamente le dosi quotidiane di insulina ai pazienti con diabete di tipo I. Superfluo osservare che tali diete si fondano sul consumo di cibi vegetali, talvolta in prevalenza crudi, in perfetta sintonia con i risultati dello Studio Cina. La stessa cosa avviene per i lavori del dottor D. Ornish e del dottor C. Esselstyn che in vari decenni hanno messo a punto diete e protocolli per la cura delle malattie cardiache. Nel libro di Campbell vengono riportate le vicende cliniche, e anche personali, di questi medici che hanno ottenuto risultati che nessun farmaco e un grado di eguagliare minimamente, ma che ciononostante hanno incontrato anche difficoltà estreme per continuare e portare a termine il loro percorso. Informazioni terapeutiche di tale portata rimangono, tuttavia, ancora oggi assolutamente di nicchia, o addirittura vengono derise dalla maggior parte della comunità scientifica internazionale, nonostante i metodi con cui sono state confermate rispondano ai più seri e rigidi criteri scientifici. Alcune domande si pongono allora immediatamente alla nostra mente: perche non si conoscono queste informazioni? Come mai non e risaputo che ci sono buone possibilità di guarire dal diabete piuttosto che dal cancro o da una patologia cardiaca? E perche questi protocolli non vengono praticati e consigliati comunemente nei nostri centri medici e ospedalieri?

Fonte:  www.gruppomacro.com