I cibi “fortificati” che salvano la tiroide

Il 10% degli italiani denunciano una carenza di iodio perché ne assume in quantità insufficiente. Il consiglio: usare il sale iodato. Prospettive di cura attraverso la fortificazione dei vegetali.

Salute della tiroide

Ciò che in sufficienti quantità non si trova naturalmente negli alimenti, lo si può ottenere attraverso la fortificazione: un processo tecnologico che mira ad aumentare la quantità di micronutrienti (vitamine e minerali) per sopperire a carenze normalmente diffuse nella popolazione. La procedura, per alcune sostanze, è raccomandata nelle categorie a rischio (bambini, anziani, donne in gravidanza) in Paesi ad alto tasso di malnutrizione. Come in Italia, dove è alta la percentuale di persone carenti di iodio.

DEFICIT DIFFUSO - Lo iodio partecipa alla costituzione degli ormoni tiroidei, la tiroxina e la triiodotironina, che svolgono un ruolo critico nello sviluppo del sistema nervoso centrale nelle prime fasi della vita. Se lo iodio assunto con gli alimenti è insufficiente, si compromette la funzione tiroidea e si determinano malattie tra le quali la più frequente è il gozzo, oltre a danni neurologici che si manifestano con una ridotta capacità intellettiva, uno scarso rendimento scolastico e una minor capacità intellettiva. Il principale introito di iodio lo assicurano gli alimenti: il pesce di mare più di tutti, ma anche crostacei, molluschi, uova, latte e derivati ne hanno a sufficienza. Eppure sei milioni di italiani soffrono di moderata carenza iodica, nonostante la dieta mediterranea e il programma di iodoprofilassi avviato nel 2005 che prevede la presenza obbligatoria del sale iodato in tutti i punti vendita del territorio nazionale. “Occorre moderazione nell’utilizzo del sale, ma si dovrebbe usare sempre quello fortificato, nelle stesse quantità raccomandate per quello marino”, spiega Giulia Cairella, medico nutrizionista e membro del gruppo di revisione dei Larn della Società italiana di nutrizione umana. “Gli adulti devono assumere 150 microgrammi di iodio al giorno. Ma durante la gravidanza e l’allattamento i livelli aumentano: fino a 220 e 290 microgrammi al giorno”.

UN AIUTO DALLA RICERCA - Il sale fortificato – ha trenta milligrammi di iodio per chilo, rispetto al milligrammo del sale marino – rappresenta la soluzione più facile per ridurre la carenza nutrizionale. Ma in Italia è ancora poco diffuso: più che presso la grande distribuzione, nelle mense e nelle industrie alimentari. Perciò la ricerca si muove. In uno studio pubblicato su The Journal of clinical endocrinology and metabolism, un gruppo di medici dell’università di Pisa ha dimostrato l’efficacia della fortificazione iodica dei vegetali, tra gli alimenti che assicurano il minor introito del micronutriente. “Attraverso l’escrezione urinaria di iodio, abbiamo rilevato l’efficacia di una dieta che comprendeva l’assunzione di cento grammi al giorno di un piatto misto a base di patate, carote, pomodori e insalate biofortificati “, afferma Massimo Tonacchera, docente di endocrinologia alla facoltà di medicina dell’ateneo toscano. “È un buon punto di partenza per risolvere un problema alimentare diffuso”. Risultato soddisfacente. La palla, adesso, passa nelle mani delle aziende.

Fabio Di Todaro

Fonte:fondazioneumbertoveronesi