Effetti collaterali – Come le case farmaceutiche ingannano medici e pazienti

La medicina è ridotta male. Ogni giorno milioni di persone prendono con i loro medici decisioni da cui dipende la vita, o almeno il grado di sofferenza e dolore, e credono di farlo basandosi su informazioni scientificamente fondate. Non è così, perché il patrimonio di conoscenze che si è andato accumulando grazie alla ricerca clinica è stato inquinato alla fonte e mostra un’immagine deformata di ciò che davvero serve alla salute. La distorsione dipende soprattutto dai dati mancanti, mai raccolti o fatti sparire per interessi commerciali, e da quelli manipolati in vario modo per influenzare medici e malati. Nell’estate del 2012 la casa farmaceutica britannica GSK subiva negli USA una spettacolare multa di 3 miliardi di dollari. La società aveva ammesso la colpevolezza per tutte le accuse penali dell’inchiesta, tra cui quella di aver foraggiato con milioni di euro le prescrizioni dei medici e soprattutto quella di aver nascosto per anni che per esempio il suo antidiabetico Avandia (rosiglitazione, ora non più in commercio in Europa) anziché proteggere il cuore poteva danneggiarlo. Le stime pubblicate parlano di decine di migliaia di ricoveri e morti per i danni cardiaci provocati dal medicinale. L’ammenda di GSK ha stabilito un record, ma non è un caso isolato: solo negli ultimi anni diverse multinazionali – da Eli Lilly ad Abbott, da Pfizer a Merck – del farmaco hanno accettato sanzioni miliardarie, dopo aver ammesso tutte le colpe, in genere contestate in base a “soffiate” interne ben documentate. A quell’epoca il medico e giornalista britannico Ben Goldacre, già famoso nel mondo per il suo primo libro sulla “Cattiva scienza” stava completando il nuovo saggio su “BadPharma” (uscito in Italia per Mondadori col titolo “Effetti collaterali”) e la vicenda della mega multa compare nelle conclusioni, verso la fine delle oltre quattrocento pagine con cui l’autore minuziosamente espone, caso per caso, tutti gli esempi di “come le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti”, secondo quanto afferma il sottotitolo inglese. Sin dalla prima pagina il timore principale dell’autore è di non essere creduto. Le storie che racconta compongono un quadro tanto terrificante che i lettori possono passare dalla rabbia al dubbio che sia per lo meno esagerato, ed è per questo che ogni dettaglio è documentato con riferimenti puntigliosi (pagine e pagine di note per ogni capitolo). In questo quadro l’argomento delle megamulte sembra fatto apposta per convincere gli increduli, poiché in tutti gli episodi i fatti sono stati ammessi dalle compagnie incriminate. Un’altra preoccupazione di Goldacre è che il libro sembri solo un attacco all’industria del farmaco (come indubbiamente è), per cui si impegna a mostrare anche “come ci hanno tradito” tutti gli altri protagonisti, compresi i suoi colleghi: i comitati etici, le Università, gli editori delle riviste scientifiche e, soprattutto, le autorità di controllo, come l’EMA in Europa o la FDA in USA, che si fa bella delle multe ma lascia che poi tutto continui come prima. L’assillo principale resta però un altro: che il libro proponga anche una qualche via d’uscita da una situazione che appare insostenibile. Le soluzioni proposte da Goldacre sono per lo più volonterose, a volte ingenue, ma sempre basate sul principio che se ne esce solo se ciascuno fa, nel suo campo, tutto quello che può. La questione dunque è politica, perché solo un controllo capillare da parte del pubblico, in tutte le sedi, può rompere le connivenze che si sono consolidate negli ultimi decenni. Il primo passo, essenziale, è che l’insieme dei dati delle sperimentazioni cliniche sia considerato come un patrimonio di tutti, troppo prezioso per non essere protetto da qualsiasi inquinamento. Per diffondere questa convinzione in Europa si stanno impegnando in molti, dal movimento AllTrials (per impedire d’ora in poichè informazioni di efficacia e sicurezza restino segrete) a progetti come Ecran, di cui è partner in Italia il Mario Negri, che vuole spiegare al pubblico con ogni mezzo, dalle animazioni di Bozzetto ai giochi on line, l’importanza di studi clinici indipendenti e trasparenti.

Roberto Satolli
Zadig

Fonte: l’espresso