E se il tumore al seno sfruttasse il grasso per crescere?

Laboratorio e sport. Così è scandita la gran parte delle mie giornate.

triulzi

 

 

 

Alla ricerca ci sono arrivata quasi per caso: volevo studiare architettura, ma mi sono lasciata intrigare da un incontro e ho scelto biotecnologie, a Milano. Dopo la laurea ho trascorso un anno in Germania, dove ho cominciato a fare ricerca sulle piante. Tuttavia non faceva per me: avevo bisogno di praticità, di lavorare su qualcosa che avesse un risvolto più concreto. Così alla fine sono entrata all’Istituto tumori di Milano, dove da nove anni mi occupo di cancro. In particolare del microambiente tumorale, cioè quel complesso di cellule e componenti con cui il tumore interagisce e che favorisce la sua progressione. È in quest’ambito che ho sviluppato una convinzione: che gli adipociti, le cellule che formano il tessuto adiposo, potessero avere qualche ruolo nello sviluppo del cancro al seno.  Dopo tutto, gli studi epidemiologici hanno ormai confermato che un indice di massa corporea elevato è un fattore di rischio per l’insorgenza di questa neoplasia. Ciononostante, non esistono molte ricerche sull’argomento. Così, quando è stato pubblicato il bando TRIDEO , cofinanziato da AIRC e Fondazione Cariplo, ho colto la palla al balzo proponendo un progetto su questo tema. L’obiettivo è capire in che modo le cellule tumorali “comunicano” con gli adipociti e se questi ultimi si comportano da alleati della progressione del tumore. Sappiamo già che gli adipociti, quando entrano in contatto con le cellule tumorali, cambiano comportamento: possono assumere le funzioni e le sembianze di altri tipi di cellule del microambiente tumorale e favorire la progressione della malattia. Ciò dimostra che esiste una forma di interazione tra tumore e grasso: ora vogliamo verificare se sia possibile interrompere questa via di comunicazione. In secondo luogo vogliamo studiare se si possa rallentare la progressione del tumore e ridurre la sua aggressività, contrastando la modificazione delle cellule adipose indotta dalle cellule tumorali. Stiamo verificando queste ipotesi sia in modelli animali sia in colture cellulari umane e i primi risultati sono promettenti. Tuttavia, occorrerà ancora qualche tempo per avere conferme. Nel frattempo continuo ad alimentare la mia passione per lo sport. Fino a qualche tempo fa giocavo a pallavolo: quattro allenamenti a settimana e partita, ma ora il ginocchio non regge più e mi accontento di attività meno impegnative. Per il futuro, non mi dispiacerebbe poter allenare qualche giovane sportivo.

Fonte: www.inviaggioconlaricerca.airc.it