Dieta chetogenica, che cosa è e come funziona

Che cosa è la dieta chetogenetica, quali sono le sue principali caratteristiche e quali svantaggi potrebbe determinare nel breve periodo.dieta-chetogenica

La dieta chetogenica è un regime alimentare piuttosto “datato”, che trae origine negli anni ’20 dello scorso secolo, quando un endocrinologo (il dottor Henry Rawle Geyelin) parlò di un digiuno terapeutico utile per poter trattare le crisi epilettiche. Oggi tale regime alimentare ha finalità ben differenti, e potrebbe essere utile rammentarle.

Le basi della dietachetogenica

Due sembrano essere gli elementi alla base dei protocolli di dieta chetogenica: la riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati al di sotto dei 50 grammi al giorno, e il mantenimento su valori normali dei livelli proteici, intorno a un grammo per kg di peso corporeo. L’apporto di grassi dovrebbe invece oscillare tra i 15 e i 30 grammi al giorno, con una preferenza nei confronti di cibi ricchi di grassi non saturi di buona qualità, come l’olio extravergine di oliva e il pesce. Dovrebbero invece essere evitate le carne grassi, i salumi, i formaggi stagionati, la margarina. Nella dieta non sono invece inclusi i consumi di frutta e di verdure a elevato contenuto di carboidrati, come ad esempio le rape rosse, le patate e le carote cotte. Considerato il ridotto apporto di cibi, sarà opportuno valutare un’opportuna integrazione di sali, di vitamine e di omega 3.

I vantaggidieta-chetogenica-vantaggi-e-svantaggi

I benefici di una dieta chetogenica sono simili a quelli che si ottengono da una qualsiasi alimentazione povera di carboidrati. Tuttavia gli effetti potrebbero essere maggiori, perché vi è un calo anche delle proteine con conseguente aumento della produzione di chetoni e abbassamento dell’insulina.

Perdita di peso

Trasformare il corpo in una macchina brucia-grassi ha dei forti benefici per chi vuole dimagrire. L’aumento della combustione di grassi e l’abbassamento dei livelli di insulina creano le condizioni perfette per perdere peso senza influire sulla sensazione di appetito.

Diabete di tipo 2

La diminuzione dei livelli di zucchero nel sangue rende la dieta chetogenica eccellente nell’invertire il diabete di tipo 2.

Resistenza fisica

Avendo un accesso costante all’energia derivata dai depositi di grasso, la dieta chetogenica può notevolmente aumentare la resistenza fisica. Ma come funziona?

L’energia che il corpo prende dai carboidrati immagazzinati (glicogeno) dura appena per un paio d’ore di esercizio fisico intenso. Le riserve di grasso, invece, sono in grado di fornire energia sufficiente per settimane o, addirittura, mesi.

Ma per riuscire ad aumentare la resistenza fisica con la dieta chetogenica è necessario soddisfare due criteri:

  • una scorta sostanziale di fluidi e sale
  • almeno due settimane di adattamento per ottenere l’energia direttamente dai grassi.

Svantaggi

Naturalmente, come sempre abbiamo modo di rammentare quando ci si avvicina a un nuovo regime alimentare, anche in questo caso bisognerà avere la massima accortezza nei confronti degli effetti “collaterali“.

In particolar modo, ben noti sono i pregiudizi che una simile dieta potrebbe creare, come ad esempio il mal di testa – che in genere scompare una volta conseguita la chetosi. Un’altra conseguenza è la stitichezza, che è dovuta alla decisa riduzione del volume di cibo che viene ingerito. Proprio per poter evitare pregiudizi di questo tipo, è importante che il soggetto possa mantenere un elevato consumo di acqua durante la fase della dieta (almeno 2 litri al giorno).

È altresì opportuno rammentare come la dieta chetogenica non potrà essere protratta in maniera indefinita nel tempo: il piano alimentare chetogenico non dovrebbe essere spinto per oltre le 8/12 settimane, al termine del quale bisognerà procedere al graduale reinserimento dei cibi che contengono carboidrati, con passaggio lento a uno stile alimentare che sia sostenibile nel lungo periodo. Intuibilmente, come sempre abbiamo modo di fare in queste pagine, risulterà opportuno cercare di condividere il da farsi con il proprio medico di principale riferimento e fiducia.

Fonte: inran.it