Dalla diagnosi alla cura: seguire il cancro con la biopsia liquida

Un semplice prelievo consente di cercare le più piccole tracce del tumore nel sangue. Ma in futuro la ricerca potrebbe essere eseguita anche nella saliva o nell’urina. Con un esame del sangue si possono cercare le più piccole tracce del cancro, per esempio porzioni di DNA che le cellule tumorali rilasciano in circolo quando muoiono. La tecnica si chiama biopsia liquida e in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Reviews Clinical Oncology Alberto Bardelli e Giulia Siravegna dell’Istituto per la Ricerca e Cura del Cancro di Candiolo e dell’Università di Torino fanno il punto su questa strategia che sta contribuendo a cambiare il modo in cui si affrontano i tumori.

“L’idea che ci potesse essere DNA circolante nel sangue non è nuova”, spiega Bardelli, la cui attività di ricerca è sostenuta anche da AIRC e che, quasi un decennio fa, è stato tra i primi a intuire le potenzialità della biopsia liquida. “Ma si trattava di un’informazione inutilizzabile. Mancavano il progresso tecnologico che ha reso disponibile una mappa completa del genoma, gli strumenti per leggere velocemente il DNA e test sempre più sensibili”.

Oggi, dunque, sappiamo più precisamente cosa cercare e abbiamo strumenti migliori per rilevarlo.

L’impiego della biopsia liquida nella pratica clinica è ancora limitato, ma si sta dimostrando un approccio promettente per permettere una diagnosi più precoce, per aiutare a scegliere la terapia più adatta al tumore di ogni paziente e per adeguarla ai cambiamenti che subisce il tumore nel tempo. In futuro sarà verosimilmente utilizzabile anche per escludere la presenza di malattia minima residua al termine del trattamento. Molti gruppi di ricerca stanno verificando se sia possibile integrare le informazioni provenienti dai frammenti di DNA con quelle derivanti da altri elementi (per esempio da porzioni di RNA o dagli esosomi, piccole vescicole rilasciate dalle cellule) e se sia possibile utilizzare altri fluidi corporei oltre al sangue. “Dati recenti suggeriscono che il liquido cerebrospinale può dare informazioni importanti sui tumori del cervello o sulle metastasi cerebrali”, illustra Bardelli. “Abbiamo notato che i frammenti di DNA derivanti da questi tipi di tumore solo raramente riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica. Sono invece rinvenibili nel cosiddettoliquor, che può essere prelevato con una puntura lombare, una procedura invasiva che spesso si esegue nei pazienti con queste forme tumorali. Un’altra frontiera è quella dell’analisi della saliva, che sembra dare informazioni importanti sui tumori di testa e collo. Altre ricerche sono in corso sull’urina, i fluidi polmonari, i succhi gastrici e persino lo striscio vaginale che oggi viene eseguito per fare il Pap test”.

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Ricerca pubblicata su:
Nature Reviews Clinical Oncology

Titolo originale:
Integrating liquid biopsies into the management of cancer

Data Pubblicazione:
03/2017

Fonte: airc.it