Aspartame: i danni di un dolcificante pericoloso

Tra gli additivi alimentari l’aspartame gode ormai di un triste primato di nocività. Ciononostante le autorità preposte alla sicurezza alimentare ridimensionano o negano il problema basandosi però su studi falsati da errrori metodologici. Errori rilevati anche da esperti del settore le cui osservazioni indignate qui vi proponiamo in esclusiva traduzione per il Cambiamento

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L’aspartame è sicuro. L’aspartame è sicuro ai livelli di esposizione correnti. L’aspartame non causa danni al cervello. L’aspartame non causa il cancro. Lo scorso dicembre tante redazioni hanno titolato così, talvolta semplicemente ricalcando le espressioni presenti nel comunicato stampa appena emesso dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, confermando una posizione storicamente favorevole al discusso dolcificante e all’industria collegata. Forse qualcuno ricorda la puntata del 2012 di Report (1) che trattava l’argomento. La puntata terminava lasciando la speranza che il riesame dell’Efsa avrebbe accolto alcuni degli studi indipendenti provenienti dagli istituti di ricerca più accreditati. Non è andata così. Ancora una volta, gli studi finanziati dall’industria stessa hanno prevalso totalmente. Si è preferito affrontare un palese conflitto di interesse, confondendo le acque e contando sulla scarsa capacità di approfondimento dei media. Gli studi più seri – tutti – sono stati ignorati, alcuni addirittura accusati di vizio metodologico. Tra le ricerche ignorate, quelle svolte dal prestigioso Istituto Ramazzini di Bologna, che ha espresso, nella voce della professoressa Belpoggi (2), il dispiacere per la decisione presa. L’asciutto comunicato del Ramazzini sintetizza in pochi numeri alcuni risultati che da soli dovrebbero fare riflettere chiunque anteponga la salute delle persone al mero profitto economico. La politica di intimidazione e discredito verso la ricerca indipendente e seria è tutt’altro che terminata con la fine della santa Inquisizione e al giorno d’oggi continua a essere tranquillamente esercitata dalle grandi lobbies economiche e industriali. Ci sarà una ragione se www.mercola.com, uno dei principali siti americani di informazione indipendente sulla salute, in un articolo che elenca i sette peggiori additivi alimentari mette i dolcificanti artificiali al primo posto (3). E il primo nome della lista è proprio l’aspartame. Se qualcuno ancora pensasse che l’Efsa svolga impeccabilmente il suo ruolo, protegga il consumatore e che l’aspartame sia pertanto veramente innocuo, lo invitiamo a consultare il sito della divulgatrice Betty Martini (4) che negli anni ha accumulato una massa schiacciante di evidenze. Dice Martini “L’aspartame viene spacciato come un’innocuo additivo. In realtà si tratta di un medicinale ingegnerizzato geneticamente che dà dipendenza, è eccitoneurotossico, cancerogeno, e danneggia i mitocondri e interagisce con farmaci e vaccini. La prova di ciò si trova ad esempio nelle 1000 pagine del testo medico Aspartame Disease: An Ignored Epidemic (Malattia aspartame: un’epidemia ignorata) del medico H.J. Roberts” (5). Martini consiglia anche un libro più recente: While Science Sleeps: A sweetener kills (Mentre la scienza dorme: un dolcificante uccide) del dottor Woodrow C. Monte. Un estratto del libro è liberamente disponibile (6). Woodrow, esperto storico dell’argomento, ha inviato al comitato Efsa sin dal novembre 2011 i documenti in suo possesso dicendo tra l’altro, in una lettera aperta (7):

“La mia preoccupazione per la sicurezza dell’aspartame deriva dal suo 11% di contenuto in metanolo. La riserva che ho circa la sua sicurezza, si è solo approfondita nel corso di 25 anni trascorsi dalla mia prima pubblicazione scientifica che esprimeva perplessità in merito nel Journal of Applied Nutrition.

Ogni molecola di aspartame libera una molecola di metanolo e ogni molecola di metanolo metabolizza in una molecola di formaldeide all’interno del cervello e in altri tessuti vulnerabili dell’ignaro consumatore .
La formaldeide è ormai universalmente classificata come noto cancerogeno per l’essere umano, e non esiste un livello di consumo che possa considerarsi sicuro. La minaccia alla salute è amplificata quando questa sostanza altamente reattiva è prodotta all’interno del corpo dal metanolo”.

Abbiamo quindi contattato il professor Millstone che è stato coinvolto nelle decisioni dell’Efsa ed è rimasto anch’egli più che deluso della decisione, al punto da redigere un documento in cui denuncia alcuni delle pratiche non corrette che egli ha rilevato nell’operato dell’Efsa. Ci ha gentilmente concesso il permesso di riproporvelo (clicca qui per leggere il documento - traduzione a cura di Stefano Pravato) e nonostante vi siano alcuni passaggi tecnici, che fanno riferimento alle varie fasi di valutazione, abbiamo deciso di tradurlo interamente, per non diminuirne lo sdegno scientifico. Millstone aveva puntualmente e puntigliosamente evidenziato per tempo alcuni degli errori metodologici attribuibili al pannello di esperti dell’Efsa e le sue indicazioni pur espresse in termini scientifici vanno interpretate come duro monito verso chi anziché proteggere la salute della comunità, come da incarico di legge, protegge invece il profitto dell’industria.

Fonte. Il cambiamento