1. DIRITTO DI PAROLA

La nutrigenomica, la scienza che studia il rapporto fra genoma e dieta, e la nutrigenetica che, studia le interazioni fra alimentazione e genoma di un particolare individuo, tenendo conto delle varianti genetiche di diverso tipo, non sono l’ultima frontiera high tech di ciarlatani e pseudoscienze, ma il grande sogno delle scienze della nutrizione. Oggi è ormai chiaro e accettato che i nutrienti – proteine, carboidrati, grassi, minerali, vitamine, e decine di altre sostanze contenute in piccolissime quantità negli alimenti – sono direttamente coinvolte in una miriade di reazioni metaboliche che determinano equilibri ormonali, reazioni immunitarie, processi di detossificazione e la stessa utilizzazione di alcuni nutrienti. Prendiamo in esempio il sistema immunitario. Il consumo eccessivo di grassi può deprimere l’immunocompetenza, influenzando l’attività delle cellule immunitarie e aumentando il rischio di infezioni e tumori. Al contrario il consumo di acidi grassi poli-insaturi (in particolare i cosiddetti omega-3) promuove la produzione di citochine, la proliferazione dei linfociti e l’attività delle cellule “natural killer”, quest’ultima direttamente correlata con il controllo dello sviluppo tumorale. L’alimentazione è quindi riconosciuta sempre più come un alleato indispensabile di salute: da qui l’invito rivolto a tutta la popolazione perché impari a seguire anche a tavola le indicazioni medico-scientifiche. Dall’altra parte, dalla parte degli studiosi, questo ambito rappresenta una sfida continua per individuare, esaltare, accrescere il potere benefico degli elementi presenti in alcuni cibi. Tra questi, ad esempio, gli ‘alimenti funzionali’ arricchiti in micronutrienti e molecole bioattive, così chiamati perché capaci di avere effetti positivi che vanno oltre i normali effetti nutrizionali. In questo ambito è stato da poco concluso il progetto europeo FLORA (Flavonoids and related phenolics for healthy Living using Orally Recommended Antioxidants), che ha fornito le prove concrete dell’attività preventiva e terapeutica di tali alimenti. Lo studio si è basato sulla produzione di cibi arricchiti in antocianine (potenti antiossidanti) che successivamente sono stati introdotti nella dieta di ratti e topi. Tramite incroci di genetica classica è stato prodotto il mais blu, la cui particolare colorazione è conferita proprio dalla presenza di antocianine, e una varietà di arancia rossa particolarmente ricca in questi composti. I risultati hanno mostrato come il consumo di mais blu riduca la possibilità di sviluppare l’infarto nei ratti, e che topi nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi e che bevono succo d’arancia rossa hanno un accumulo di grassi nell’addome molto ridotto rispetto a quello di topi nutriti nello stesso modo, ma che bevono acqua o succo d’arancia bionda. Dopo questi risultati entusiasmanti, i ricercatori FLORA stanno ora affrontando una seconda edizione del progetto, che si chiama ATHENA (AnThocyanin and polyphenol bioactives for Health Enhancement through Nutritional Advancement). Il progetto ha uno scopo simile al precedente, ma risponderà ad alcune domande rimaste irrisolte nella prima edizione, come ad esempio capire qual è il destino delle antocianine nell’organismo e attraverso quali meccanismi molecolari le antocianine proteggono da infarto, cancro e obesità. Fare della nutrigenomica significa quindi prevedere l’effetto di un determinato regime alimentare sull’organismo, sull’organo, sulla cellula, a breve, medio e soprattutto a lungo termine. Conoscendo meglio gli effetti dei nutrienti sulla salute potremo migliorare ulteriormente la dieta mediterranea, intensificandone i componenti più importanti o migliorare geneticamente gli alimenti perché ci facciano stare sempre meglio. Poi potremo fare anche della nutrigenetica, quindi alimentazione ritagliate su misura della singola persona, o meglio del proprio DNA, ma per questo ci vorrà ancora qualche anno.

Chiara Tonelli

 

Fonte: fondazione umberto veronesi