1.1 La sindrome metabolica e l’approccio nutrizionale

Dieta ipocalorica ipolipidica o ipoglicidica: effetti sulla perdita di peso

Negli ultimi anni grande successo commerciale stanno avendo le diete iperproteiche drasticamente ipoglicidiche (tipo Atkins, Dukan). Queste diete sono caratterizzate da una restrizione nella dieta della quota dei carboidrati (CHO) a meno di 30 g/die e un consumo ad libitum di carne, burro e altri prodotti ricchi in grassi. Una revisione della letteratura degli studi che hanno utilizzato diete ristrette in CHO hanno evidenziato che la riduzione ponderale raggiunta con questo tipo di dieta è comunque sempre dovuta alla restrizione calorica secondaria alla riduzione dei carboidrati. Nel 2003, tre studi, randomizzati, hanno valutato gli effetti a medio-lungo termine di diete ristrette in CHO. Nel primo studio 132 obesi, di cui il 39% affetto da diabete tipo 2 e 43% da SM, erano randomizzati a seguire una dieta ristretta ad libitum in CHO o ristretta in grassi per sei mesi. Dopo 6 mesi il gruppo trattato con la dieta povera in CHO perdeva 3,9 kg in più rispetto al gruppo in trattamento dietetico ristretto in grassi ma tale differenza non si osservava dopo 12 mesi. Nell’altro studio di 6 mesi, condotto su 53 donne obese sottoposte in modo random a uno dei due trattamenti dietetici, dopo 6 mesi la dieta ristretta in carboidrati ancora una volta risultava più efficace a ridurre il peso (8,5 vs. 3,9 kg). Il terzo studio ha confrontato in 63 soggetti non diabetici la dieta di Atkins e una dieta ristretta in calorie che derivava il 25% delle calorie totali giornaliere dai grassi, il 15% dalle proteine e 60% dai CHO. Dopo 6 mesi il calo ponderale era maggiore nel gruppo con restrizione dei CHO ma ancora una volta dopo 12 mesi la differenza fra i due gruppi scompariva. Questi dati confermati anche più recentemente da altri studi, dimostrano che nel breve termine (primi mesi di dieta) la dieta drasticamente ipoglicidica produce una maggiore perdita di peso, ma che nel lungo termine questa differenza viene persa. Nel lungo termine la diversa composizione delle diete non è più importante e la perdita di peso dipende solo dal contenuto calorico della dieta e dall’aderenza alla dieta. Un approccio che negli ultimi anni si sta dimostrando efficace sulla perdita di peso anche in soggetti con SM è rappresentato dalla dieta con un contenuto in carboidrati intorno al 50% ma con basso indice glicemico, utilizzando quindi alimenti ricchi in carboidrati ma con basso indice glicemico (per esempio pasta, legumi, frutta). Questo tipo di dieta ha dimostrato un’efficacia simile alle diete drasticamente ipoglicidiche ma una maggiore compliance a lungo termine senza effetti collaterali (quali chetosi) 6 7. Le fibre possono essere utili nel trattamento dell’obesità associata alla SM per i loro effetti sul senso della sazietà e per gli effetti metabolici. Le fibre infatti con il loro effetto massa hanno un potere saziante che può essere utilizzato per aumentare l’aderenza alla dieta del paziente. Inoltre abbiamo visto come le fibre annullano alcuni degli effetti negativi dei carboidrati sul metabolismo glicidico D’altra parte mancano studi controllati che abbiano dimostrato un’efficacia sulla perdita di peso e sul controllo metabolico a lungo tempo. Tuttavia sono pochi anche gli studi controllati che hanno valutato l’effetto di diete ipocaloriche e naturalmente ricche in fibre sul peso corporeo. ネ certo, comunque, che per avere dei risultati più attendibili sono necessari studi con un maggiore numero di pazienti, di più lunga durata e in cui tutte le variabili, in particolare l’aderenza alla dieta, e l’attività fisica vengono attentamente monitorizzate.

Effetti della composizione della dieta sull’insulino-sensibilità

Mentre sull’importanza della perdita di peso e sull’apporto calorico della dieta cè un consenso quasi unanime,sulla composizione ideale della dieta ipocalorica ci sono opinioni contrastanti. L’insulino-resistenza può essere influenzata non solo dall’introito energetico totale, ma anche dalla composizione della dieta (Tab. II). A questo riguardo di grande interesse sono gli effetti specifici della qualità dei grassi della dieta, come è chiaramente evidenziato da studi su animali nei quali una dieta ricca in grassi saturi è in grado di indurre insulino-resistenza. Nell’uomo una dimostrazione indiretta di tale effetto è data dal riscontro in diversi studi epidemiologici di una associazione tra elevata assunzione di grassi saturi e ridotta azione dell’insulina. Queste correlazioni sono in gran parte mediate dal peso corporeo, in quanto una dieta ricca in grassi predispone al sovrappeso. Questa complessa problematica inerente gli effetti dei grassi della dieta sull’insulino-sensibilità ha ricevuto un importante impulso da un recente studio di intervento multicentrico, il KANWU Study, che è uno studio di intervento che ha valutato l’effetto dei grassi della dieta sull’insulinosensibilità usando metodologie adeguate e un campione di grandezza sufficiente. Questo studio è stato condotto su 162 soggetti sani reclutati in 5 paesi, che erano assegnati in modo casuale a una dieta ricca in grassi animali (acidi grassi saturi, il principale condimento era rappresentato dal burro) o ricca in grassi vegetali (il principale condimento era rappresentato dall’olio di oliva ricco in acidi grassi monoinsaturi), entrambe simili per tutti gli altri costituenti I risultati di

tab.II

 

questo studio dimostrano che i grassi animali (saturi) peggiorano l’insulino-sensibilità (-10%, p = 0,03) mentre quelli monoinsaturi (l’olio di oliva) non la influenzano. Questo studio ha dimostrato anche che quando l’introito di grassi totali della dieta era alto (> 37% delle calorie totali), l’effetto della qualità dei grassi sull’insulino-sensibilità scompariva mentre nel gruppo che consumava una quantità moderata di grassi (< 37% delle calorie totali) l’effetto del tipo di grasso utilizzato sulla sensibilità insulinica veniva amplificato, la differenza tra le due diete era ancora più netta (20,3%, p < 0,03) 8. Ci sono alcuni componenti della dieta, oltre ai grassi, per i quali è stata dimostrata una qualche capacità di influenzare l’insulino-sensibilità. Tra questi componenti dietetici va menzionato l’alcool per il quale ci sono alcune indicazioni che sarebbe vantaggioso se consumato in quantità moderata, mentre se assunto in quantità superiori ai 30 g/die diventa dannoso per la sensibilità insulinica. E’ stato poi suggerito che un elevato consumo di sale può peggiorare l’insulino-sensibilità ma i dati disponibili non sono pienamente convincenti. Per quanto riguarda l’effetto dei carboidrati della dieta sull’insulino-sensibilità gli studi della letteratura che hanno confrontato l’effetto di quantità di carboidrati, variabili dal 40 al 60% delle calorie giornaliere, quantità abitualmente consumate dalla popolazione generale, rispetto a una dieta ricca in monoinsaturi, hanno dimostrato che la dieta ad alto contenuto in CHO non solo peggiora la sensibilità insulinica ma induce anche un aumento della glicemia postprandiale, dei trigliceridi plasmatici a digiuno e nel periodo postprandiale e una diminuzione dei livelli delle HDL. Tuttavia se la dieta ricca in carboidrati è composta da alimenti particolarmente ricchi in fibre vegetali solubili (legumi, ortaggi e frutta) piuttosto che da alimenti amidacei (pane, pasta e patate) gli effetti metabolici sono diversi. Sebbene i pochi studi di intervento presenti in letteratura non hanno dimostrato un miglioramento della sensibilità insulinica in soggetti trattati con diete ricche in fibre solubili e a basso indice glicemico (IG) un sempre crescente numero di studi prospettici ha invece dimostrato i loro effetti benefici sui fattori di rischio associati all’insulino-resistenza e allo sviluppo di diabete tipo 2.

Conclusioni

Le modifiche dello stile di vita rappresentano la principale terapia della SM. La perdita di peso deve essere l’obiettivo principale. E’ quindi essenziale incrementare l’attività fisica di tipo aerobico e instaurare un regime dietetico ipocalorico. La composizione della dieta ipocalorica assume particolare importanza in quanto deve portare a un miglioramento della sensibilità・insulinica. Considerando che lo stile alimentare dovrà essere seguito per tutta la vita è essenziale che la dieta sia quanto più possibile compatibile con una piacevole vita sociale. Poiché nessun tipo di dieta si è dimostrata più efficace sulla la perdita di peso sul lungo termine l’alimentazione dovrà essere ipolipidica, con restrizione principalmente dei grassi saturi,, con una lieve riduzione del contenuto in carboidrati (50%) che dovranno essere principalmente a basso indice glicemico e ricchi in fibre. In particolare, a questi vanno aggiunti due importanti suggerimenti: limitare l’apporto di sale e ridurre il consumo di alcool. Tra gli alimenti amidacei vanno preferiti quelli ricchi in fibre e a basso indice glicemico (legumi, ortaggi, frutta, pasta e riso parboiled), vanno invece evitati il pane e le patate perché ad alto indice glicemico. Tra i secondi piatti preferire il pesce e le carni meno grasse e moderare il consumo di uova, latticini e formaggi. Bevande a basso contenuto alcolico quali vino e birra e bibite light possono essere assunte con moderazione, al contrario i superalcolici, i succhi di frutta con aggiunta di zucchero, i dolci e i condimenti a base di panna, formaggi, creme e maionese vanno consumati solo occasionalmente.

 

Di: Mario Parillo

AORN “Sant’Anna e San Sebastiano”,

Caserta

Fonte: ADI